LAGO DI VICO

17 mar 2011 by lembo, Commenti disabilitati


Tempi lunghi per la bonifica della Chemical City

Alla vigilia della Seconda guerra mondiale gli strateghi militari del regime fascista concentrarono le ricerche sulla produzione di ordigni a caricamento speciale in un luogo segreto a pochi chilometri da Roma.
Nascosta dai faggi secolari della Tuscia nacque così la Chemical City (così la chiamavano i documenti dell’intelligence inglese), una sorta di campus progettato per ospitare  laboratori di ricerca, linee di produzione e stoccaggio e perfino gli alloggi per trecento scienziati.
Lo scoppio del conflitto impedì di completare il progetto iniziale, ma nonostante ciò diverse migliaia di tonnellate  di iprite, fosgene e gas asfissianti furono prodotte e assemblate nei capannoni e nei sotterranei che attraversavano la splendida faggeta e si spingevano fino alle rive del lago.
Nella prima bonifica avviata nel 1996 furono  rinvenute nel terreno, a pochi metri di profondità 60 cisterne di fosgene, ciascuna lunga quattro metri; tutte in pessime condizioni, con evidenti lesioni e tracce di ruggine. Nella totale segretezza si cominciò a svuotarle sul posto: il liquido assassino veniva pompato dalle ogive, trasferito in nuovi bidoni e inviato a Civitavecchia, il centro nazionale di bonifica e stoccaggio.
Ma durante queste delicatissime operazioni una nube si fosgene si liberò nell’aria intossicando gravemente un malcapitato ciclista e svelando a tutta la popolazione, fino ad allora ignara, la dimensione del problema.

Intensa fu la mobilitazione di Legambiente, delle associazioni ambientaliste, degli enti locali che reclamarono a gran voce il diritto ad essere informati. Negli anni successi le autorità militari hanno più volte affermato che le operazioni di bonifica si sono concluse nel 2000, ma recenti indagini condotte dall’Arpa sui sedimenti del lago hanno evidenziato in alcuni punti concentrazioni di arsenico e altri metalli pesanti anche trenta volte superiori alla soglia di contaminazione.

In seguito al clamore suscitato da questi rapporti, le stesse autorità militari hanno avviato un piano di caratterizzazione all’interno del sito e nel marzo del 2010 hanno diffuso i risultati di questa indagine: “masse anomale interrate” sono state individuate a vari metri di profondità e alcuni campioni di terreno risultavano contaminati da alte concentrazioni di arsenico.
Nelle settimane successive dopo una mobilitazione molto partecipata culminata con un presidio davanti al centro chimico, i vertici militari hanno pubblicamente annunciato un nuovo definitivo intervento di bonifica da avviarsi nei primi mesi del 2011.
In questi giorni apprendiamo che così non sarà, e la splendido territorio della Valle di Vico, già profondamente provato da un’emergenza che si trascina da troppi anni, dovrà aspettare ancora.

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